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16 giugno 2006
NAPOLIVIVA CAMBIA CASA

Cari amici, sono ormai più di due mesi che abbiamo iniziato questa avventura.
Ebbene, dopo due mesi di impegno, concentrazione e tante belle soddisfazioni, abbiamo deciso di cambiare casa.
Il Cannocchiale, che ringraziamo tantissimo, tecnicamente si è rivelato un po' strettino per le nostre esigenze, in particolar modo per quanto concerne la quantità di codice maneggiabile.
Pertanto abbiamo deciso di traslocare su blogger, il nostro nuovo indirizzo è
http://napoliviva.blogspot.com

A presto, dunque,
e un ringraziamento e un abbraccio a tutti!!

Marco e Lorenzo




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16 giugno 2006
SANTANGELO E' IL VICESINDACO

di Monica Scozzafava da il corriere del mezzogiorno di venerdì 16 giugno
Si incontreranno stamattina, con molta probabilità a palazzo San Giacomo. La sindaca Rosa Russo Iervolino e il suo vice, Tino Santangelo, dovranno discutere del nuovo esecutivo. Si confronteranno sulla giunta e, soprattutto, sulle deleghe. Alla luce anche delle indicazioni dei partiti.
Un passo indietro: l’annuncio di affidare al notaio Santangelo la poltrona di vicesindaco, Iervolino, l’aveva fatto ieri mattina. Poco prima di partire per Roma, dove era impegnata in una riunione dell’Anci. « Fra le varie personalità aveva detto la sindaca — che da più parti mi sono state segnalate e tra quelle che ho conosciuto durante questi cinque anni di lavoro, il notaio Santangelo è senz’altro la persona più adatta a ricoprire il delicato incarico di vicesindaco. Per il suo spessore morale e culturale, ma anche per la collaborazione che ha dato ai Forum dai quali è nato il programma che dovremo attuare » . Santangelo, presidente di Bagnolifutura, ieri mattina, era anche lui in partenza. E da Arezzo ringrazia Iervolino per la fiducia: « Accetto con entusiasmo e con spirito di servizio il prestigioso incarico che la sindaca ha voluto darmi.
Con la sua guida, la perfetta sintonia con Regione e Provincia, Napoli potrà vedere finalmente realizzati i progetti avviati in questi anni. A cominciare — e qui Santangelo non nasconde una forte emozione — dalla mia Bagnoli. Che è in piena attività, con una bonifica in corso » .
Fatti gli annunci e i rispettivi ringraziamenti, già dalla prima mattinata, sono piovuti a raffica i commenti — sia politici che della società civile — sulla scelta di Santangelo. Un nome che ha persino messo a tacere i contrasti tra le diverse anime dei Ds, il suo partito.
Lo stesso che due anni fa organizzò in suo onore una manifestazione a Città della Scienza per l’iscrizione al partito. E fu Fassino a consegnargli la tessera. Lui, uomo di grande spessore, resta però al di sopra delle parti. E legittima la scelta della sindaca Iervolino cone scelta assolutamente autonoma. Lui stesso si è definito sia « un tecnico che un politico » . Il primo a telefonargli, l’assesso re uscente Pasquale Losa, poi i complimenti di colui che gli lascia lo scettro, Rocco Papa.
Tra i due dovrebbe esserci una vera propria staffetta: Papa è infatti molto vicino alla presidenza di Bagnolifutura.
Ma quando Tino Santangelo ha cominciato a percepire l’interesse attorno al suo nome? « Da una settimana — ammette con grande lealtà — sentivo voci su questa ipotesi, francamente non mi aspettavo che poi la sindaca Iervolino scegliesse me. Ho continuato a lavorare con grande serenità fino a quando poi non mi è stato comunicato che sarei stato io il vicesindaco di Napoli. Ho accettato senza remore, sono felice di poter contribuire in maniera concreta allo sviluppo di questa città » . Sulla dele ghe che potrebbero essergli affidate, Santangelo, non si sbottona. « Ne dovrò parlare con il sindaco » . A lui potrebbero andare l’Urbanistica e i grandi progetti. Una settimana importante, dunque, per il notaio Santangelo, che sabato scorso si era sposato con Marielva Torino.
Se nominando Santangelo come suo vice, Iervolino, è riuscita a mettere tutti d’accordo — appena una settimana fa, la sindaca aveva comunicato a De Mita un’altra ipotesi: quella di Raffaele Porta, assessore uscente all’Educazione — il problema si apre ora, all’interno dei ds, per la scelta dei sei assessori. Fino a tarda sera si è svolta la direzione della Quercia, a Iervolino una rosa di nomi molto ampia. Due le donne più vicine all’esecutivo: Elisabetta Gambardella e Valeria Valente. Per gli altri quattro ci sono tre assessori uscenti in corsa: Oddati, Porta e Cardillo. Difficile la riconferma di tutti e tre. Oddati e Porta avrebbero qualche chance in più.




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15 giugno 2006
IL PREFETTO PROFILI: DOV'E' LA DRAMMATICITA'?

"Il problema c'è e cercheremo di risolverlo. Ma la drammaticità dove sta? In altre città italiane la criminalità è ancora più scatenata: penso al fenomeno delle rapine in villa."

(Il Prefetto di Napoli Renato Profili riguardo ai terribili episodi di baby-delinquenza verificatisi sabato scorso, dal Corriere del Mezzogiorno di Martedì 13 giugno)



La prima riflessione che salta alla mente leggendo queste scellerate parole del Prefetto Profili è che costui si è perfettamente adeguato a quella che è stata la politica del Sindaco Iervolino e della sua Giunta in materia di delinquenza: ridimensionare sino all'estremo (tranne che in campagna elettorale, allorquando una sana e buona chiamata anticamorra fa sempre brodo, vedi qui), sino quasi a negare, la portata di qualsiasi fenomeno delinquenziale e\o malavitoso che conquista la ribalta della cronaca.
Sabato pomeriggio, nel giro di mezz'ora, un docente universitario e un giovane muratore sono stati feriti con temperini e forbici a scopo di rapina. Quasi certamente i tre ragazzini avevano colpito poco prima anche un turista olandese. La peculiarietà di questi tre episodi sta nel fatto che i giovani autori più che derubare le vittime si sono divertiti ad infierire con violenza su di esse quasi trascendendo la finalità furtiva.
E dove è la drammaticità, si chiede il buon Profili, del resto al Nord rapinano le ville, e che cavolo!!
Dove è la drammaticità, caro Profili, te lo spieghiamo noi: il furtarello, la delinquenza urbana spiccia, ma anche, fino a un certo punto, la delinquenza giovanile, in un certo qual modo sono ipotesi che rientrano nel flusso delinquenziale fisiologico di qualsiasi grande metropoli moderna, dal Regno Unito alla Colombia, con diverse connotazioni e dimensioni.
Tipizzazioni che ovviamente vanno combattute e affrontate, ma che sono in una certa misura normali nella vita di una città moderna, quasi connaturate alla idea stessa di metropoli.
Ma quando tre ragazzini che secondo le testimonianze delle vittime hanno al massimo 15-16 anni, invece di passare il sabato pomeriggio in giro con gli amici come i loro coetanei si divertono torturando con temperini e punteruole i primi poveri Cristi che passano, assumendo quasi a pretesto quello di rubargli una manciata di banconote, ebbene, caro Profili, siamo ben al di fuori dell'ambito della normale delinquenza, qui non c'entra più niente il fenomeno delinquenziale (che pure a Napoli ha raggiunto una dimensione urbana preoccupantissima e patologica), e tantomeno quello malavitoso (qui i clan non c'entrano nulla). 
Quelli di sabato pomeriggio sono terribili segni di un vero e proprio collasso, di una vera e propria tragedia, di una vera e propria degenerazione sociale e civile che ha infettato, radicandosi come un cancro, svariate zone della nostra città.
E tale degenerazione sociale e civile è tanto più grave quanto più vede come protagonisti i giovanissimi, che dovrebbero invece incarnare le speranze di riscatto della nostra città, ma è tanto più drammatica quanto più incontra inermi e indifferenti i rappresentanti delle Istituzioni, che invece di prendere atto del fenomeno, studiarlo e sradicarlo, lo negano, lo occultano, per il miserabile scopo di tutelare l'immagine superficiale, ab esterno, della città e, per riflesso, la propria posizione.

Marco




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14 giugno 2006
LETTERA DI D'ELIA AL PRESIDENTE DELLA CAMERA E AI DEPUTATI

Pubblichiamo il comunicato dell'associazione Nessuno Tocchi Caino, di cui D'Elia è segretario, e la lettera dello stesso deputato della Rosa Nel Pugno al Presidente della Camera e ai suoi colleghi Deputati (D'Elia, tra l'altro, è stato eletto a Napoli).



COMUNICATO DELL'ASSOCIAZIONE "NESSUNO TOCCHI CAINO"


Sergio d'Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, è oggetto di una campagna di diffamazione e di aggressione politica da parte di alcuni esponenti del centro destra, di alcune associazioni di familiari delle vittime e del sindacato di polizia SAP per la sua elezione a deputato del Rosa nel Pugno e per la sua elezione ad uno dei 16 Segretari di Presidenza della Camera. Questa elezione è avvenuta il 22 maggio con votazione dell'Assemblea a scrutinio segreto.La polemica è stata lanciata da Carlo Giovanardi dieci giorni dopo in coincidenza con la concessione della grazia ad Ovidio Bompressi e con l'annuncio del Ministro della Giustizia Clemente Mastella di voler concedere entro l'anno la grazia ad Adriano Sofri e ad avviare l'iter parlamentare per l'approvazione di un provvedimento di amnistia ed indulto.Riteniamo importante che anche voi conosciate la storia e l'identità del segretario di Nessuno tocchi Caino e per questo vi inviamo la lettera che ha deciso di scrivere al Presidente della Camera e ai suoi colleghi deputati.



LETTERA DI D'ELIA AL PRESIDENTE E AI COLLEGHI DELLA CAMERA


Signor Presidente della Camera, colleghe e colleghi deputati,

A seguito delle dichiarazioni rese il 1° giugno 2006 dall'onorevole Giovanardi su di me e sulla mia storia personale e politica, desidero offrire questo mio contributo di conoscenza, che ritengo utile anche al fine di un più generale dibattito sulla giustizia, la civiltà del diritto e il senso della pena nel nostro ordinamento.Sono stato uno di Prima Linea, trenta anni fa. Accetto che si dica ancora oggi di me: un "terrorista di Prima Linea", mi rifiuto però di credere che qualcuno pensi davvero che sia il termine giusto, vero o esatto per dire, non solo quello che sono io oggi, ma anche quello che sono stato ieri. La mia identità politica e la mia lotta degli anni Settanta possono forse essere approssimate alle idee "libertarie" (il che non vuol dire: nonviolente) di un anarchico dell'Ottocento, non certo assimilate al terrorista suicida e omicida degli anni Duemila.Insieme ai miei compagni, ero cresciuto con l'idea che fosse possibile cambiare il mondo, tutto e subito. Subivamo l'effetto di una sorte di frenesia: dopo i volantinaggi alle 6 di mattina davanti alle fabbriche, le proteste organizzate nella mensa degli studenti, i comitati di lotta nei quartieri popolari, pensavamo che fosse a portata di mano la realizzazione del paradiso in terra. Ritenemmo la lotta armata come mezzo necessario per accelerarne l'avvento o, comunque, verificarne la probabilità. Una sorta di "demone della verifica" ci ha spinto all'azione estrema e irreparabile.
Il fine che giustifica i mezzi a cui molti aderivano culturalmente e filosoficamente, per noi è stata linea di condotta coerente e pratica. Che fosse vero il contrario, cioè che i mezzi prefigurano i fini, per me c'è voluta l'esperienza della lotta armata e del carcere e poi, quand'ero ormai pronto, l'incontro con Marco Pannella. Voglio dire che Marco Pannella c'era già, e da una vita, su quella semplice verità; lui era pronto, non ero pronto io e come me, quelli che lui chiamava i "compagni assassini", che lo avrebbero ri-conosciuto dieci anni dopo.
In quegli anni, i radicali erano gli unici a non considerarci dei mostri e quando Marco Pannella diceva "violenti e nonviolenti sono fratelli" capivamo il senso di quelle parole: violenti e nonviolenti avevano in comune la voglia di cambiare l'esistente, senza cedere all'indifferenza e alla rassegnazione. Noi, violenti, con la forza dell'odio; loro, nonviolenti, con la forza del dialogo e dell'amore.
Nel momento della rinuncia alla violenza come forma di lotta politica era quindi naturale - volendo mantenere il nostro impegno politico e sociale dalla parte dei più deboli e indifesi - che incontrassimo e ri-conoscessimo il partito del diritto e della nonviolenza.
I due anni di lotta armata mi avevano ampiamente dimostrato che la nostra lotta era vana rispetto agli obiettivi che ci eravamo dati e che le ragioni e le speranze di quella lotta erano andate distrutte dai mezzi usati per affermarle. Avevo accettato interiormente la verità della sconfitta, ancor prima della sua evidenza storica e politica. E quindi aspettavo il momento dell'arresto come un epilogo necessario. Giunse in una bella giornata di maggio del '78, e fu una liberazione.
Personalmente non ho mai sparato a nessuno, anche se è stato solo un caso. Sarebbe potuto accadere a me, esattamente, come è successo a molti miei compagni, con cui ho condiviso tutto, di uccidere e/o essere uccisi. In quegli anni, solo una serie di - posso dire col senno di poi - fortunate circostanze mi hanno impedito di diventare un assassino.
Sono stato condannato in base a uno dei postulati della dottrina emergenzialista dell'epoca, per cui il responsabile di un'organizzazione terroristica andava considerato responsabile dei crimini commessi nel territorio in cui operava. Agli occhi dei giudici non valeva il principio costituzionale della responsabilità penale personale ma quello ben più politico del concorso morale. E' agli atti del processo che ero lontano da Firenze al momento del fatto, che non ero stato tra gli ideatori e gli esecutori materiali della tentata evasione dal carcere delle Murate. Ciò nonostante, ero da considerare a tutti gli effetti responsabile dell'omicidio; per l'esattezza, di essere stato a conoscenza del piano di evasione e di non aver fatto nulla per impedirla, l'evasione evidentemente, non l'omicidio, che non era certo l'obiettivo di quell'azione, ma l'esito tragico di un fatto imprevisto. Una logica perversa che in futuro non sarebbe più stata applicata.
Peraltro, durante il dibattimento in aula, avevo sorpreso i miei stessi giudici rivendicando la giustezza del principio del concorso morale come il metodo più adeguato a descrivere le mie responsabilità di dirigente di Prima Linea, le cui azioni mi sono assunto in toto, che le avessi decise o meno, eseguite o meno, sapute o meno. Senza alcun spirito di autodifesa, intendevo evidenziare la contraddizione nella quale poteva cadere - e secondo molti cadde - un tribunale che applicasse in chiave giuridica il principio della responsabilità morale, per non dire chiaramente politica.
Sono stato condannato in primo grado a trenta anni di carcere, poi ridotti in appello a venticinque, infine dimezzati con l'applicazione della legge sulla dissociazione dal terrorismo e altri benefici di legge. Sono uscito dopo aver scontato dodici anni di carcere e, nel 2000, sono stato completamente riabilitato con sentenza del Tribunale di Roma, riabilitazione richiesta dallo stesso procuratore generale e sostenuta anche da decine di lettere di vittime dei miei reati, tra cui quella che mi ha fatto più piacere del capo della Digos di Firenze.
Avevamo sciolto Prima Linea nei primi anni Ottanta e, nell'86, insieme a moltissimi miei compagni di detenzione, mi ero iscritto al Partito radicale e, dopo poche settimane, il giudice di sorveglianza mi aveva concesso il permesso di uscire dal carcere per recarmi al congresso del partito, dove mi accolsero tra gli altri Enzo Tortora e Mimmo Modugno, parlamentari e presidenti del partito stesso. Era gennaio del 1987 e, davanti ai congressisti riuniti all'Ergife, consegnai simbolicamente Prima Linea, me stesso e la mia storia violenta, al partito della nonviolenza. Non si trattò di un bagno purificatore, di una catarsi nella folla del popolo radicale. Fu un vero e proprio evento politico: l'approdo definitivo alla democrazia e alle sue regole di chi la democrazia e le sue regole le aveva così tragicamente violate. Difficilmente un altro partito avrebbe avuto il coraggio di compiere un fatto al tempo stesso così concreto e simbolico.
Nel 1993, con la mia compagna Mariateresa Di Lascia, già deputata radicale e poi autrice del romanzo "Passaggio in ombra", Premio Strega postumo del '95, fondammo Nessuno tocchi Caino, l'associazione radicale che in questi anni ha contribuito a 42 tra abolizioni e moratorie della pena di morte che hanno salvato la vita a migliaia di condannati in varie parti del mondo.
Ora, sono stato eletto deputato della Rosa nel Pugno al Parlamento italiano assumendo un ruolo anche di responsabilità: credo che sia questo un altro fatto politico che può essere letto, non come la vergogna che denuncia il collega Giovanardi, ma - forse, anche - come la parabola felice di una storia, che è storia di cittadinanza democratica e di accoglienza umana e civile di cui, non solo Marco Pannella, ma anche lo Stato italiano può andare fiero... se ha senso l'articolo 27 della nostra Costituzione, se hanno senso le parole lì scritte sulla rieducazione e il reinserimento sociale del condannato.
Se qualcuno, ancora oggi, dopo trenta anni, vuole cristallizzare la mia vita nell'atto criminale di allora (che non ho materialmente commesso) e non tener conto della semplice verità che l'uomo della pena può divenire un uomo diverso da quello del delitto, rischia di non cogliere il senso profondo della giustizia, del carcere e della pena descritto dalla nostra Costituzione.
In uno Stato di diritto, è bene che il luogo del giudizio sia innanzitutto quello dei tribunali e che il tempo della pena sia stabilito secondo legge e Costituzione.Ho pagato con 12 anni di carcere il conto che lo Stato e la legge italiana mi hanno presentato per ciò che ho fatto o non fatto. Non sono il solo a ritenere di aver compiutamente e consapevolmente pagato - in quel periodo per più versi "emergenziale" - anche l'altrimenti non necessario, il "sovrapprezzo" dovuto a leggi, tribunali, procedure e regole, opzioni politiche che si imposero come necessarie, carceri e detenzione speciali. Da libero, mi è accaduto anche di scontare la pena extra-giudiziale e per me pesantissima che il tribunale della vita, il destino, mi ha voluto riservare con la morte di Mariateresa, uccisa a quaranta anni da un male improvviso e incurabile, sicché ho dovuto far fronte al mio impegno morale, civile e umano inizialmente più solo e poi, grazie a tanti anche di voi, colleghe e colleghi, a portarlo avanti fino al punto in cui siamo di una decisione - ormai prossima, credo - della Assemblea Generale delle Nazioni Unite a favore di una moratoria universale delle esecuzioni capitali.
Ora, sono disposto ad accettare anche il giudizio inappellabile di quel severissimo tribunale della storia che è l'opinione pubblica. Quel che non accetto è di rimanere ostaggio perpetuo della memoria, del mio passato e di ciò che ho fatto trenta anni fa.

Signor Presidente della Camera, colleghe e colleghi deputati,
grazie per la attenzione e - ne sono certo - le riflessioni che vorrete dedicare a queste mie considerazioni.

Sergio D'Elia, Deputato della Rosa nel Pugno  




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14 giugno 2006
NAPOLI-PRAGA E NAPOLI-BUDAPEST TUTTO L'ANNO!!

Rispondendo alle richieste degli operatori, SkyEurope Airlines ha deciso di estendere anche all'orario invernali alcuni voli estivi, come il Napoli-Budapest e il Napoli-Praga.
La compagnia aerea low cost dell'Europa Centrale ha appena lanciato le vendite per la stagione invernale 2006/07 sulle sue rotte dall'Italia. Sul sito della compagnia è possibile verificare come, dal prossimo inverno, l'aereoporto partenopero sarà collegato direttamente anche con Vienna, Bratislava, Gliwice, Katowice, Kosice e Cracovia.




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letteratura
14 giugno 2006
QUALI MEMORIE PER IL XXI SECOLO?

Mercoledì 14 giugno, Libreria Mondadori, via B. Croce 28, ore 18 - incontro Quali memorie per il XXI secolo? in occasione della pubblicazione della collana Un mondo a parte dell'editore napoletano "L’ancora del Mediterraneo" (Zofia Nakowska Senza dimenticare nulla e Jacques Rossi Manuale del gulag) e del libro di Andrea e Paolo Morawski, Polonia mon amour.
Ne discutono Marta Herling, Andrea Graziosi, Titti Marrone e Paolo Morawski.




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14 giugno 2006
DIBATTITO REFERNDARIO

Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, palazzo Serra di Cassano, via Monte di Dio, ore 17 - Iniziativa per il “No” al Referendum del 25 giugno , evento promosso da: Associazione per il partito democratico Campania, Comitati Prodi, cittadini per l’Ulivo, Communitas 2002, Liber@mente, Movimento italiani all’estero, Polo delle solidarietà e Associazione IL Campo. Intervengono Pietro Ciarlo, ordinario di Diritto costituzionale; Gennaro Marasca, consigliere presso la Corte di Cassazione; Mario Rusciano, ordinario di Diritto del Lavoro; Agostino Anselmi, sindacalista; Nicola Campanile, amministratore pubblico; Nicola Càmpoli, dirigente associativo di Pmi; Angela Cecere, funzionario pubblico; Franco Cerase, docente universitario; Roberto De Masi, amministratore pubblico; Bruno Esposito, dirigente associativo; Egidio Laurella, medico; Patrizio Rispo, attore; Gianluca Soldi, direttore di Banca. Coordina Alfredo Guardiano, giudice presso il Tribunale di Napoli.




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cinema
14 giugno 2006
BIOETICA E CINEMA: IL RUOLO DELLA NARRAZIONE NELLA VALUTAZIONE MORALE

Mercoledì 14 giugno, aula Matteo Ripa dell’Università L’Orientale, palazzo Giusso, piazza San Giovanni Maggiore 30, ore 16 - Paolo Cattorini, ordinario di Bioetica presso l’Università degli Studi dell’Insubria – Varese, tiene una Lectio magistralis dal titolo: Bioetica e Cinema: Il ruolo della narrazione nella valutazione morale.




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14 giugno 2006
DUE VITTORIE OLTRE I PARTITI

da ilmattino.it

L’esito dei ballottaggi era particolarmente atteso in Campania, soprattutto per i casi di Salerno e Caserta. Ebbene, a una prima lettura del risultato, è chiaro che il centrosinistra ha ottenuto un successo rilevante, soprattutto nel capoluogo di Terra di Lavoro dove con Nicodemo Petteruti, esponente della società civile, ha strappato il Comune al centrodestra (dopo due consiliature). A Salerno - in uno scontro «fratricida» - si è imposto Vincenzo De Luca l’eretico diessino in rotta di collisione con i partiti dell’Unione, a conferma della forza d’urto e del radicamento personale.De Luca da tempo ha dimostrato di essere riuscito a costruirsi una vera e propria egemonia nel tessuto della realtà socio-economica di Salerno. Dunque - dopo Napoli, Avellino e Benevento - anche gli altri capoluoghi sono finiti alla medesima coalizione. Se si pensa alla continuità di Antonio Bassolino a capo dell’istituzione regionale e agli enti provinciali, si deve parlare di un clamoroso en plein nelle urne. Ci sono, tuttavia, molte incognite da prendere in considerazione. Intanto, si deve parlare di un successo - a Salerno e Caserta - non ottenuto sulla scia della mobilitazione dei partiti. Anzi, c’è più di un motivo di riflessione per Ds e Margherita. I due candidati vincenti, infatti, non sono stati designati dalle forze della coalizione, ma, nonostante ciò, si sono dimostrati in grado di raccogliere un consenso interno all’elettorato di centrosinistra (e forse, come nel caso di Salerno, anche in quello della Cdl). Questo vuol dire che, pur nella mancanza di una opposizione valida, non sono mancati nel corpo della società civile forme di protesta e moniti importanti non sempre ascoltati. Qualcosa, allora, non ha funzionato nelle relazioni tra politica e società e, soprattutto, un dato molto importante è rappresentato dalla capacità degli elettori di riuscire a trovare uno sbocco non conforme alle regole del gioco messe in campo dai leader. Il dato di Caserta, in particolare, ha dimostrato che il popolo del centrosinistra ha prima respinto l’indicazione data dai partiti dell’Unione - dopo che gli stessi avevano arbitrariamente cancellato l’esito delle primarie e presentato un loro candidato - poi dato fiducia all’uomo che aveva vinto la consultazione interna. Un recupero delle forze politiche, in sede di ballottaggio, c’è stato. E lo stesso Bassolino è sceso in campo per sostenere Petteruti nella rimonta. Fatto sta che tutto quanto accaduto in campagna elettorale non può essere cancellato con un colpo di spugna. A Salerno De Luca ha riconquistato il Comune mettendo in campo tutta la sua reputazione personale, nonostante la recente bufera giudiziaria. In contrasto con i Ds - il partito con il quale è stato eletto in Parlamento - con lo stesso Bassolino e con le altre forze della coalizione, il sindaco «decisionista» è riuscito ad abbattere tutti gli steccati in un rapporto diretto con la sua città, senza organismi di mediazione. Dunque, appaiono chiari i limiti e le disfunzioni dei partiti che, non riuscendo a garantire un riferimento ideologico, finiscono per non essere più nemmeno il simbolo di una appartenenza complessiva. Molte, allora, le questioni lasciate aperte. Per l’Unione e anche per lo stesso Bassolino. Due risultati - quelli di Caserta e Salerno - che devono far riflettere sull’appeal dei partiti. E sulla loro capacità di dialogare, in maniera produttiva, con la società civile.
Luigi Musella




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13 giugno 2006
LA NUOVA GESTIONE DEI RIFIUTI

La nuova gestione dei rifiuti delineata dal decreto legislativo 3 aprile 2006, numero 152

Napoli, sala Saffo di Città della Scienza, via Coroglio, 57, ore 17.30 - convegno-studio “La nuova gestione dei rifiuti delineata dal decreto legislativo 3 aprile 2006, numero 152”. Intervengono Luigi Nocera, assessore all’Ambiente; Giuliana Di Fiore, assessore all’Ambiente della Provincia di Napoli e Angelo Bruscino, presidente Gruppo Ambiente Api Napoli. Relatori:
Tiziana Cefis, responsabile formazione Studio Amb, responsabile redazione Tuttorifiuti; Ines Bertoli, amministratore Studio Amb e Giovanni Paone, amministratore Nica srl. L’evento è organizzato, con il patrocinio del Gruppo Ambiente dell’Api Napoli, da Nica srl, in collaborazione con lo StudioAmb e la redazione di Tuttorifiuti.it.




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APPUNTAMENTI CULTURALI

VENERDI' 16 GIUGNO

Ore 9.30 Istituto italiano per gli Studi Filosofici, palazzo Serra di Cassano, via Monte di Dio, ore 9.30 - incontro-dibattito sulla gestione della Riserva culturale statale dell’isola di Vivara (Procida-Golfo di Napoli).
Intervengono, tra gli altri, Roberto Gabriele, responsabile dell’Associazione Vivara Onlus; Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente

ore 10 Istituto Italiano per gli studi filosofici (Palazzo Serra di Cassano, Via Monte di Dio 14) Salvatore Natoli (Università degli studi Milano, Bicocca) nell'ambito del ciclo di studi Ciclo di studio ONTOLOGIA DELLA RELAZIONE terrà un incontro sul tema ONTOLOGIA DELLA CONTEMPORANEITA': LA SOCIETA' DEGLI INDIVIDUI E I LEGAMI SOCIALI.

ore 17 Istituto Italiano per gli studi filosofici (Palazzo Serra di Cassano, Via Monte di Dio 14) Gianni Ferrara, professore emerito di Diritto costituzionale terrà una relazione su LE RAGIONI DEL NO ALLA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE

Cinema Modernissimo (Via Cisterna dell'olio 49/59)
MAiGAY
Rassegna di Cinema sull'amore e le sue differenze


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Rosa Russo Iervolino
304827 voti (57,1%)
Eletta Sindaco di Napoli



Franco Malvano
201940 voti (37,8%)




Marco Rossi Doria
18446 voti (3,4%)




Salvatore Lauro
3018 voti (0,6%)




Angelo Tramontano
2412 voti (0,4%)




Mario Esposito
2089 voti (0,4%)



Luigi Sito
1525 voti (0,3%)



Aurora Zilberstein

Non ha partecipato al voto.