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DUE VITTORIE OLTRE I PARTITI

da ilmattino.it

L’esito dei ballottaggi era particolarmente atteso in Campania, soprattutto per i casi di Salerno e Caserta. Ebbene, a una prima lettura del risultato, è chiaro che il centrosinistra ha ottenuto un successo rilevante, soprattutto nel capoluogo di Terra di Lavoro dove con Nicodemo Petteruti, esponente della società civile, ha strappato il Comune al centrodestra (dopo due consiliature). A Salerno - in uno scontro «fratricida» - si è imposto Vincenzo De Luca l’eretico diessino in rotta di collisione con i partiti dell’Unione, a conferma della forza d’urto e del radicamento personale.De Luca da tempo ha dimostrato di essere riuscito a costruirsi una vera e propria egemonia nel tessuto della realtà socio-economica di Salerno. Dunque - dopo Napoli, Avellino e Benevento - anche gli altri capoluoghi sono finiti alla medesima coalizione. Se si pensa alla continuità di Antonio Bassolino a capo dell’istituzione regionale e agli enti provinciali, si deve parlare di un clamoroso en plein nelle urne. Ci sono, tuttavia, molte incognite da prendere in considerazione. Intanto, si deve parlare di un successo - a Salerno e Caserta - non ottenuto sulla scia della mobilitazione dei partiti. Anzi, c’è più di un motivo di riflessione per Ds e Margherita. I due candidati vincenti, infatti, non sono stati designati dalle forze della coalizione, ma, nonostante ciò, si sono dimostrati in grado di raccogliere un consenso interno all’elettorato di centrosinistra (e forse, come nel caso di Salerno, anche in quello della Cdl). Questo vuol dire che, pur nella mancanza di una opposizione valida, non sono mancati nel corpo della società civile forme di protesta e moniti importanti non sempre ascoltati. Qualcosa, allora, non ha funzionato nelle relazioni tra politica e società e, soprattutto, un dato molto importante è rappresentato dalla capacità degli elettori di riuscire a trovare uno sbocco non conforme alle regole del gioco messe in campo dai leader. Il dato di Caserta, in particolare, ha dimostrato che il popolo del centrosinistra ha prima respinto l’indicazione data dai partiti dell’Unione - dopo che gli stessi avevano arbitrariamente cancellato l’esito delle primarie e presentato un loro candidato - poi dato fiducia all’uomo che aveva vinto la consultazione interna. Un recupero delle forze politiche, in sede di ballottaggio, c’è stato. E lo stesso Bassolino è sceso in campo per sostenere Petteruti nella rimonta. Fatto sta che tutto quanto accaduto in campagna elettorale non può essere cancellato con un colpo di spugna. A Salerno De Luca ha riconquistato il Comune mettendo in campo tutta la sua reputazione personale, nonostante la recente bufera giudiziaria. In contrasto con i Ds - il partito con il quale è stato eletto in Parlamento - con lo stesso Bassolino e con le altre forze della coalizione, il sindaco «decisionista» è riuscito ad abbattere tutti gli steccati in un rapporto diretto con la sua città, senza organismi di mediazione. Dunque, appaiono chiari i limiti e le disfunzioni dei partiti che, non riuscendo a garantire un riferimento ideologico, finiscono per non essere più nemmeno il simbolo di una appartenenza complessiva. Molte, allora, le questioni lasciate aperte. Per l’Unione e anche per lo stesso Bassolino. Due risultati - quelli di Caserta e Salerno - che devono far riflettere sull’appeal dei partiti. E sulla loro capacità di dialogare, in maniera produttiva, con la società civile.
Luigi Musella

Pubblicato il 14/6/2006 alle 10.17 nella rubrica Amministrative 2006.

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