Blog: http://napoliviva.ilcannocchiale.it

IL PREFETTO PROFILI: DOV'E' LA DRAMMATICITA'?

"Il problema c'è e cercheremo di risolverlo. Ma la drammaticità dove sta? In altre città italiane la criminalità è ancora più scatenata: penso al fenomeno delle rapine in villa."

(Il Prefetto di Napoli Renato Profili riguardo ai terribili episodi di baby-delinquenza verificatisi sabato scorso, dal Corriere del Mezzogiorno di Martedì 13 giugno)



La prima riflessione che salta alla mente leggendo queste scellerate parole del Prefetto Profili è che costui si è perfettamente adeguato a quella che è stata la politica del Sindaco Iervolino e della sua Giunta in materia di delinquenza: ridimensionare sino all'estremo (tranne che in campagna elettorale, allorquando una sana e buona chiamata anticamorra fa sempre brodo, vedi qui), sino quasi a negare, la portata di qualsiasi fenomeno delinquenziale e\o malavitoso che conquista la ribalta della cronaca.
Sabato pomeriggio, nel giro di mezz'ora, un docente universitario e un giovane muratore sono stati feriti con temperini e forbici a scopo di rapina. Quasi certamente i tre ragazzini avevano colpito poco prima anche un turista olandese. La peculiarietà di questi tre episodi sta nel fatto che i giovani autori più che derubare le vittime si sono divertiti ad infierire con violenza su di esse quasi trascendendo la finalità furtiva.
E dove è la drammaticità, si chiede il buon Profili, del resto al Nord rapinano le ville, e che cavolo!!
Dove è la drammaticità, caro Profili, te lo spieghiamo noi: il furtarello, la delinquenza urbana spiccia, ma anche, fino a un certo punto, la delinquenza giovanile, in un certo qual modo sono ipotesi che rientrano nel flusso delinquenziale fisiologico di qualsiasi grande metropoli moderna, dal Regno Unito alla Colombia, con diverse connotazioni e dimensioni.
Tipizzazioni che ovviamente vanno combattute e affrontate, ma che sono in una certa misura normali nella vita di una città moderna, quasi connaturate alla idea stessa di metropoli.
Ma quando tre ragazzini che secondo le testimonianze delle vittime hanno al massimo 15-16 anni, invece di passare il sabato pomeriggio in giro con gli amici come i loro coetanei si divertono torturando con temperini e punteruole i primi poveri Cristi che passano, assumendo quasi a pretesto quello di rubargli una manciata di banconote, ebbene, caro Profili, siamo ben al di fuori dell'ambito della normale delinquenza, qui non c'entra più niente il fenomeno delinquenziale (che pure a Napoli ha raggiunto una dimensione urbana preoccupantissima e patologica), e tantomeno quello malavitoso (qui i clan non c'entrano nulla). 
Quelli di sabato pomeriggio sono terribili segni di un vero e proprio collasso, di una vera e propria tragedia, di una vera e propria degenerazione sociale e civile che ha infettato, radicandosi come un cancro, svariate zone della nostra città.
E tale degenerazione sociale e civile è tanto più grave quanto più vede come protagonisti i giovanissimi, che dovrebbero invece incarnare le speranze di riscatto della nostra città, ma è tanto più drammatica quanto più incontra inermi e indifferenti i rappresentanti delle Istituzioni, che invece di prendere atto del fenomeno, studiarlo e sradicarlo, lo negano, lo occultano, per il miserabile scopo di tutelare l'immagine superficiale, ab esterno, della città e, per riflesso, la propria posizione.

Marco

Pubblicato il 15/6/2006 alle 0.47 nella rubrica Ipse Dixit.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web